domenica 8 febbraio 2015

1994... In alto a sinistra: Erri De Luca




Ora, che è in fase di svolgimento il processo allo scrittore, ci piace ricordare che, quando ancora non era celebre come oggi, pur avendo scritto un meraviglioso romanzo d'esordio come Non ora, non qui, la rosa necessaria lo invitò a Benevento a presentare la sua raccolta di racconti. Non volle nulla. Gli regalammo dei torroni e lo portammo a mangiare una pizza da Moscovio. Fu di pochissime parole, ma senza mai comunicare distanza. Sentiamo fraterne le sue battaglie, pur non condividendo sempre e tutte le sue idee nel corso degli anni. Amiamo la coerenza fra il dire e il fare, fra la parola e l'azione, che lo rendono un exemplum in un letteratura troppo spesso irresponsabile.




martedì 13 gennaio 2015

Copertina n. 6



Coglierò per te
l'ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent'anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.

A. Bertolucci

Il numero 6 della rivista presentava in copertina la poesia La rosa bianca di Attilio Bertolucci.
Questo è il sommario del numero:


Sommario

Editoriale 

«Forse, forse l'oblio...»


Proposte
«Un'irrevocabile lacerazione»: Lionel Bourg di Aldo Viano

L'immensité restreinte où je vais piétinant di Lionel Bourg


Invito alla lettura

Su una poesia d'amore di Dino Campana (I piloni fanno il fiume più bello) 
di Caterina Cruciani

Saffo: pensare l'amore di Carmela Luongo
Speciale
Psicologia e filosofia a confronto di Giovanni Rossetti

Nyman, o dei suoni aperimetrali (2° parte) di Vincenzo Pellegrini


L'inedito
Tifo (o altro finale) di Gianni D'Elia


Appuntamenti
Georg Trakl: “la terra del tramonto” di Tiziana Antonilli


Appunti Variabili
Se il poeta è un dinosauro di Rito Martignetti


L'intervento
L’etica dell'orfano di Ferruccio Palma

Editoriale n. 6



«Forse, forse l'oblio...»

Su questo numero della rivista pubblichiamola prima parte di un'antologica di un poeta francese inedito in Italia, Lionel Bourg, che ci ha colpito per la visceralità della sua ispirazione e per il confronto serrato con la dimensione, in senso lato, politica della nostra esistenza, quella che riguarda le nostre responsabilità rispetto a tutto ciò che ci accade intorno. Lo indichiamo all'attenzione degli editori italiani.

A Benevento si è svolto tra il 17 e il 26 giugno la IV edizione di InChiostro, rassegna di poesia e creatività multimediale, che ha visto, tra l'altro, la presenza di Paola Rago, Pasquale Sica e di Gianni D'Elia (che ci ha donato un inedito, pubblicato all'interno, a ricordo della memorabile serata). Ci auguriamo che questa manifestazione ‑ allo stato attuale l'unica che si interessi di poesia nel Sannio ‑ possa continuare il suo cammino: negli anni passati grazie ad essa abbiamo potuto conoscere ed ascoltare tante voci della poesia contemporanea italiana. Ci siamo però chiesti a lungo dove fossero i (sedicenti) poeti beneventani e, soprattutto, i tanti "intenditori" che riempiono i nostri giornali di rubriche e recensioni di poesia.

Il 4 giugno la rosa necessaria in collaborazione con L'ALTRiTALIA ha presentato a San Martino Valle Caudina una lettura di testi dedicati ad una questione cruciale del nostro tempo: la memoria. Ancora una volta vogliamo esaltare questo momento centrale dell'esperienza umana, che non deve essere solo un momento individuale (che spesso sfocia nella colpa o nella ricerca delirante del tempo perduto) ma deve essere, in qualche modo, un dovere civile, uno dei modi che ci sono dati per progettare il nostro futuro. Il nostro tempo, che preserva tutto il vissuto con le sue «protesi cerebrali al silicio», sembra soffrire di una patologica mancanza di passato e radici. La poesia ha dimora salda, malgrado tutto, in una casa dei doganieri, dove finalmente anche i fantasmi possono ricordare.

Forse, forse l'oblio sopra la terra come una coppa
può favorire lo sviluppo e alimentare la vita
(chissà), come l'humus oscuro nel bosco.

[...]
I miei occhi non sono venuti a mordere oblio:
le mie labbra s'aprono su tutto il tempo, e tutto il tempo,
non solo una parte di esso, m'ha consumato le mani.

Per questo ti parlerò di quelle pene che vorrei allontanare,
ti costringerò a vivere ancora una volta fra quelle bruciature,
non per soffermarci come in una stazione, alla partenza,
e neppure per battere la fronte contro la terra,
né per riempirci il cuore d'acqua salata,
ma per camminare sapendo, per toccare l'onestà
con decisioni infinitamente gravide di significato,
perché il rigore sia una condizione della gioia,
perché in tal modo possiamo essere invincibili.

(Pablo Neruda, da Canto generale, "La terra tradita", in Poesie, Sansoni,1962, p. 307)

Nicola Sguera

martedì 14 ottobre 2014

Copertina n. 5




Io sono la rosa; incanto
l'aria, tremo sulle spine;
selvaggia mi tiene il pianto
d'inverno tra acute brine.
La man, che in Dicembre mi coglie
la cruda mia vita discioglie.

Io, prigioniera del gelo,
qui giaccio sul tetro banco,
purpurea confitta allo stelo
che si ripiega già stanco...

C. Betocchi

Il numero 5 della rivista presentava in copertina questi versi tratti dalla poesia La rosa venduta d'inverno di Carlo Betocchi.
Questo è il sommario del numero:

Sommario


Editoriale 
Sachsenhausen

Proposte
L'ideologia di Umberto Saba attraverso le figure femminili del Canzoniere 
di Caterina Cruciani

Rilke e le sue Lettere a un giovane poeta 
di Marco Cardinali
Su libellule, trii, capelli di fuoco di legna, ecchimosi degli Esquimesi ed altre cose 
di Antonio Romano

Invito alla lettura
Ottiero al supermarket 
di Ciro Di Maria

Nel nome dell'amore: Nazim Hikmet 
di Tiziana Antonilli

Speciale

Nyman, o dei suoni aperimetrali 
di Vincenzo Pellegrini

La finitezza dell infinito 
di Giovanni Rossetti

Appunti variabili

Circostanze e cronachette 
di Rito Martignetti

La poesia

II poeta sospeso (Mémoire di A. Rimbaud) 
di Sebastiano Aglieco

Editoriale n. 5



Sachsenhausen

Luigi Pintor ha intitolato il suo libro di memorie Servabo (Bollati-Boringhieri, 1991), futuro d'un verbo latino «che può voler dire conserverò, terrò in serbo, terrò fede, o anche servirò, sarò utile». In un periodo dominato dalla volontà di dimenticare ci sembra necessario questo richiamo.
Non a polemiche giornalistiche stiamo assistendo in questi mesi, ma alla progettazione di un futuro che per giustificarsi ha bisogno di una determinata lettura del passato prossimo.
Anche la poesia, per come la intendiamo noi, si riconosce in quel monito: conservare ed essere utile. E alta poesia ci è parso il film di Spielberg Schindler's list che per una volta ha messo una possente macchina spettacolare al servizio di una giusta causa.
Ognuno di noi ha da riscoprire radici, ha da fare scelte dolorose.

Nel vero anno zero

Meno male lui disse, il più festante: che meno male c'erano tutti. 
Tutti alle Case dei Sassoni - rifacendo la conta. 
Mai stato in Sachsenhausen? Mai stato. 
A mangiare ginocchio di porco? Mai stato. 
Ma certo, alle case dei Sassoni. 
Alle Case dei Sassoni, in Sachsenhausen, cosa c'è di strano? 
Ma quante Sachsenhausen in Germania, quante case. 
Dei Sassoni, dice rassicurante 
caso mai svicolasse tra le nebbie 
un'ombra di recluso nel suo gabbano. 
No non c'ero mai stato in Sachsenhausen.

E gli altri allora - mi legge nel pensiero -
quegli altri carponi fuori da Stalingrado 
mummie di già soldati 
dentro quel sole di sciagura fermo 
sui loro anni aquilonari...dopo tanti anni 
non è la stessa cosa?

Tutto ingoiano le nuove belve, tutto -
si mangiano cuore e memoria queste belve onnivore. 
A balzi nel chiaro di luna si infilano in un night.

(Vittorio Sereni, Gli strumenti umani, Einaudi, 1975, p.78)


Sachsenhausen: è il nome di un quartiere di Francoforte sul Meno; ma anche di una località a una ventina di chilometri da Berlino nella quale, già nel '33, fu allestito il primo campo di concentramento nazista.

Luca Rando e Nicola Sguera



(Editoriale, n. 5, aprile 1994)

martedì 7 ottobre 2014

D'Elia - L'inedito




Gianni D'Elia

APPENDICE ALLA «NOTTE»: UNA STELLA

Ma ai giorni della scena
che stretti ci tiene
a una lontana Vela
su un mare di fiele

Amore, in tanta pena
che lume d'attesa
nel cogliere brucianti
alla privata presa
barlumi degli istanti

E che pensieri riarsi
nella città irreale,
che spersi passi e sguardi
nella notte che sale...

(1993)


(«la rosa necessaria», n. 4, febbraio 1994, p. 2)

lunedì 6 ottobre 2014

Copertina n. 4



E in giorni opachi, arsi, senza stile,
non sono che cinque piccole rose;
amiche sí tanto da apparire oziose
a un sole, e da un rossore mai divise...

E pur scontente di sé, nel profondo,
a ricevere il proprio sonno, a sfiorire;
un dono, ancor più grato e gentile,
le rese schiuse una sera nel mondo...

G. D'Elia


Questa poesia, tratta da Segreta di Gianni D'Elia, a cui era dedicato un approfondimento, era la copertina del numero 4 della rivista. Il progetto grafico rimarrà inalterato fino al numero 11.

Questo è il sommario del numero:


SOMMARIO

Editoriale 
«Una tenuta grandiosa»


POETI ITALIANI CONTEMPORANEI: GIANNI D'ELIA

L'inedito 
Appendice alla «Notte»: Una stella di Gianni D'Elia

L'onestà morale della poesia: Non per chi va 
di Gianfranco Biancofiore

«Tra invettiva e preghiera»: la poesia di G. D'Elia 
di Luca Rando e Nicola Sguera

Bio‑bibliografia


Appunti Variabili
Topografia poetica di Rito Martignetti

La poesia
L'esperienza sensibile del nulla (Alla sera) di Pao
la Caruso